Tutto il settore della zootecnica, ed in particolare quello del bovino da carne, è da tempo e sempre di più sotto attacco, inizialmente per motivazioni di natura dietetico-salutista per poi sfociare nelle motivazioni di carattere etico-morale, fino ad arrivare agli attuali motivi legati all’inquinamento ambientale.
Risulta, quindi, a questo punto importante chiarire l’importanza che queste produzioni rivestono, ed in particolare il Vitellone Bianco dell’Appennino Centrale IGP, proprio perché smentiscono tutti quelle false accuse e indirizzate convinzioni che stanno determinando gravi e grandi problemi a tutta la filiera.
La filiera del Vitellone Bianco dell’Appennino Centrale IGP è caratterizzata da questi fattori caratteristici e propri:
– Allevamenti di tipo estensivo e di piccole dimensioni dislocati in territori per la maggior parte collinari e montani, spesso marginali: fondamentali per l’economia e la sussistenza sociale di molti territori;
– utilizzo dei pascoli di montagna: fondamentale funzione di tutela del territorio, di manutenzione e fertilizzazione dei pascoli, impedimento di ritorno all’imboschimento;
– razze bovine autoctone storiche e tipiche del territorio di produzione, con consistenze molto limitate: fondamentale ruolo per la salvaguardia della biodiversità;
– utilizzo di foraggi, fieni e concentrati provenienti dal territorio tipico di produzione: mantenimento dell’agricoltura e riutilizzo del letame prodotto in allevamento che assicura l’apporto di sostanza organica al terreno garantendogli una fertilità duratura.
Questa filiera ha, quindi, caratteristiche ben precise e definite, che perfettamente si adattano allo Sviluppo Sostenibile definito come “…uno sviluppo atto a soddisfare i bisogni del presente senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare le proprie”.
E’ infatti sostenibile quella produzione che, quand’anche dovesse consumare risorse, è in grado di restituire quelle risorse stesse o, quantomeno, gli elementi necessari per ricostituirle, così da permettere di essere ripetute in futuro.
Risulta, però, importante riuscire a misurare la sostenibilità del processo produttivo del Vitellone Bianco dell’Appennino Centrale IGP in funzione di quanto riesce ad avvicinarsi ai
17 obiettivi definiti dall’ONU.
In particolare nella redazione del bilancio di sostenibilità della produzione del Vitellone Bianco dell’Appennino Centrale IGP, si andranno a valutare 5 obiettivi (SDGs) tra i 17 individuati ed in particolare:
– GOAL 6: Garantire a tutti la disponibilità e la gestione sostenibile dell’acqua e delle strutture igienico sanitarie;
– GOAL 8: Incentivare una crescita economica, duratura, inclusiva e sostenibile, un’occupazione piena e produttiva ed un lavoro dignitoso per tutti;
– GOAL 12: Garantire modelli sostenibili di produzione e di consumo;
– GOAL13: Lotta contro il cambiamento climatico
– GOAL 15: Proteggere, ripristinare e favorire un uso sostenibile dell’ecosistema terrestre, contrastare la desertificazione, arrestare il degrado del terreno, fermare la perdita della diversità biologica.
Il Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste ha approvato un progetto sulla valutazione della sostenibilità della filiera del Vitellone Bianco dell’Appennino Centrale IGP presentato dal Consorzio di tutela con il coordinamento del professor Mariano Pauselli, professore associato presso il Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari ed Ambientali dell’Università di Perugia.
“Il progetto già partito con i primi mesi del 2026 punterà ad analizzare in maniera scientifica l’impatto ambientale del sistema di allevamento attraverso la classificazione delle aziende in diversi cluster che saranno suddivisi per tipologia di allevamento e ciclo produttivo. Con questo metodo sarà possibile studiare il percorso di vita degli animali, il bilancio del carbonio emesso e trattenuto e la sostenibilità complessiva delle aziende coinvolte. I risultati ottenuti saranno poi estesi all’intero sistema produttivo del Vitellone Bianco dell’Appennino Centrale IGP.
L’obiettivo dello studio è dimostrare come i sistemi di allevamento della filiera abbiano un basso impatto ambientale e possano generare crediti di carbonio grazie alla capacità dei terreni di trattenere carbonio e compensare quello derivante dalla fermentazione enterica dei ruminanti.
Una maggiore presenza di carbonio nel terreno contribuisce infatti a migliorarne la struttura e la fertilità, soprattutto nei sistemi agricoli legati al pascolo e alla presenza animale, con particolare attenzione per i ruminanti. Aspetti che confermano, ancora una volta, il forte legame tra sostenibilità, territorio e qualità nella filiera del Vitellone Bianco dell’Appennino Centrale IGP.”








