Il 2026 è appena iniziato, ma le sfide non cambiano. Come abbiamo avuto già modo di valutare nei precedenti articoli, anche la filiera del Vitellone Bianco dell’Appennino Centrale IGP ha subito nel 2025 la “grande crisi” della carne bovina dovuta alla carenza di prodotto a livello europeo che si è tradotta in una drastica diminuzione di capi da ingrasso e di carne importata. Questo problema è risultato di particolare gravità in Italia essendo un paese fortemente importatore di vitelli da ristallo (specialmente dalla Francia) e di carne. Dall’altra parte assistiamo ormai da anni alla progressiva diminuzione delle consistenze zootecniche italiane di bovini da carne a seguito dei numerosi e diversi fattori (vedi newsletter di dicembre).
Abbiamo incontrato il presidente Enrico Salvi chiedendogli di presentarci il suo punto di vista sul 2025 appena concluso e cosa ci aspetta per il 2026:
“Anche se con qualche giorno di ritardo, desidero inviare i miei auguri a tutti i soci per un buon 2026 e per un proficuo lavoro nelle rispettive aziende.
L’anno appena concluso ha visto un incremento significativo del valore economico dei bovini sia per la linea vacca-vitello sia per il comparto dell’ingrasso e, di conseguenza, del valore del vitellone da macello. Questo andamento è stato determinato in parte da un rallentamento delle esportazioni da parte dei grandi produttori europei, come Francia e Polonia e, in parte, da una diminuzione generale europea delle consistenze bovine da carne.
A livello nazionale e, in particolar modo per le nostre razze, abbiamo assistito e stiamo tutt’ora assistendo alla progressiva diminuzione delle consistenze che si contrappone fortemente all’aumento della richiesta di prodotto a marchio Vitellone Bianco dell’Appennino Centrale IGP. La forte mancanza di vitelli da ristallo e da macello comporta, inoltre, una migrazione di capi potenzialmente certificabili IGP verso allevamenti di ingrasso al di fuori dell’area di produzione o in allevamenti fuori filiera IGP con la conseguente perdita di tale requisito, aggravando ulteriormente la disponibilità di capi certificabili.
E’ indubbio che risulta particolarmente grave e mette l’intera filiera in crisi il dover rinunciare a nuovi contratti commerciali o, addirittura, disdire contratti in essere per mancanza di prodotto.
Inoltre, l’aumento del valore dei capi (anche delle vacche) ha comportato, in questi anni, la vendita di fattrici contribuendo ad una contrazione non solamente delle consistenze attuali, ma soprattutto di quelle future.
Abbiamo già assistito in passato a fasi di forte instabilità; d’altronde gli stessi allevatori a metà degli anni ’90 hanno richiesto il riconoscimento IGP al fine di tutelare, proteggere e valorizzare la carne delle nostre razze, proprio per far fronte ad un periodo di forte crisi che determinò una grave diminuzione della domanda, dei prezzi e delle consistenze. Non possiamo però non riconoscere che il Vitellone Bianco dell’Appennino Centrale IGP, è stato l’unico strumento che in questi 25 anni ha permesso a queste razze di incrementare addirittura le consistenze e aumentare i prezzi sul mercato.
E’ necessario che tutti noi allevatori e produttori facciamo memoria storica e manteniamo la nostra fiducia nella certificazione Vitellone Bianco dell’Appennino Centrale IGP per poter uscire uniti e forti da questo difficile momento storico. L’unione verso traguardi comuni attraverso una strada che richiede anche una rimodulazione, riorganizzazione e miglioramento delle nostre aziende.
Mi riferisco in particolare al recupero della produttività aziendale, soprattutto sul tema della fertilità di mandria, dell’attenzione alla produzione di una carne di qualità che deve incontrare le richieste e le esigenze del mercato e dei consumatori, ad una filiera che deve sempre di più rispondere ai grandi temi legati alla sostenibilità, al benessere e all’ambiente.
Su questi fattori dobbiamo intervenire direttamente noi come filiera produttiva ma è altrettanto vero che ci sono altri importanti temi che devono essere affrontati e risolti dalla pubblica amministrazione.
Ad esempio la lotta ai predatori (lupi), criticità importante per quelle aziende che allevano al pascolo, che sta causando danni rilevanti ai vitelli, per cui molti allevatori sono costretti a tenere gli animali in stalla, con un aggravio notevole dei costi. Eppure i pascoli rappresentano una soluzione migliore sia dal punto di vista economico, sia per la sostenibilità ambientale che per il benessere animale.
Serve una politica seria che affronti il problema dell’abbandono delle aree interne e marginali così come supporti economici e di servizi alla produzione.
Da parte nostra, il Consorzio nel 2026 continuerà a svolgere la sua costante attività di promozione e valorizzazione del Vitellone Bianco dell’Appennino Centrale IGP, oltre all’attività di tutela e salvaguarda del mercato da frodi e falsificazioni.
Abbiamo inoltre già iniziato un importante lavoro di studio e ricerca sulla sostenibilità della filiera certificata Vitellone Bianco dell’Appennino Centrale IGP che avrà il fine, una volta concluso, di valorizzare e differenziare il nostro prodotto sul mercato dando valore aggiunto al nostro legame con il territorio.
Il lavoro che ci aspetta quest’anno è molto, stimolante ma anche impegnativo ma ci tengo a sottolineare ancora la necessità di lavorare tutti verso un unico obiettivo che è quello di legare sempre di più le nostre razze al nostro territorio (e viceversa) e che il Vitellone Bianco dell’Appennino Centrale IGP è l’unico strumento che permette ciò.
Rinnovo infine gli auguri di buon lavoro a tutti gli attori della nostra filiera, assicurando che il Consorzio sarà sempre più vicino alle aziende e presente per qualsiasi esigenza”.








